Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2026
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Un tumore cerebrale si sviluppa in seguito a una crescita anomala di cellule nei tessuti del cervello e può essere di natura benigna o maligna. Il cervello, contenuto nella scatola cranica, fa parte dell’encefalo, un organo spugnoso e soffice che include anche il cervelletto e il tronco encefalico. Encefalo e midollo spinale costituiscono assieme il sistema nervoso centrale.
Il sistema nervoso centrale controlla sia le funzioni volontarie, tra cui, per esempio, camminare e parlare, sia quelle involontarie, come la respirazione, il battito del cuore e la digestione. Il sistema nervoso centrale è anche all’origine di molte altre funzioni, tra cui quelle sensoriali (come la vista, l’olfatto, il tatto, l’udito e il gusto), il controllo delle emozioni e altre attività, un tempo dette superiori, quali la memoria. l'apprendimento e molto altro.
Il cervello è la parte più voluminosa dell’encefalo, diviso in 2 porzioni simmetriche note come emisferi (destro e sinistro), che controllano ciascuna le funzioni della metà opposta del corpo. Ogni emisfero è organizzato in 4 lobi: il frontale, il parietale, l'occipitale e il temporale, adibiti a compiti specifici. Sono presenti, inoltre, strutture profonde come l’ipofisi, l’ipotalamo, l’ippocampo e l’amigdala che controllano diverse funzioni, tra cui in parte anche quelle emotive.
Il cervelletto è la parte più piccola dell’encefalo, ed è situato sotto il cervello, posteriormente. È responsabile dell'equilibrio e della coordinazione, controlla attività complesse come parlare e camminare e contribuisce alla formazione della memoria.
La terza parte dell’encefalo, nota come tronco encefalico, collega il cervello al midollo spinale e regola diverse funzioni fondamentali come la respirazione, il mantenimento della temperatura corporea e della pressione sanguigna.
Il midollo spinale è composto da un insieme di cellule e fibre nervose che corrono dalla testa fino alla zona lombare all'interno del canale vertebrale. Compito del midollo spinale è trasferire gli stimoli dalla periferia al cervello e, in senso inverso, dal cervello ai vari organi e di contribuire, tra le altre cose, al controllo del movimento degli arti.
Il sistema nervoso è la parte più delicata e importante dell'organismo umano e, per questo, è protetto da una serie di barriere. Tra queste vi sono le meningi, membrane che lo avvolgono per tutta la sua lunghezza e che attutiscono gli urti, anche grazie a un liquido chiamato liquor. Compito del liquor è, peraltro, rifornire il cervello di sostanze nutritive provenienti dal sangue e di rimuovere i rifiuti. Un’ulteriore protezione è assicurata dalle strutture ossee presenti lungo tutto il sistema nervoso centrale, dalla scatola cranica alle vertebre.
Il sistema nervoso centrale è stato considerato per anni un organo immuno-privilegiato, separato dal resto dell’organismo e con una limitata possibilità di accesso da parte delle cellule immunitarie, a causa della presenza della barriera ematoencefalica e della mancanza di un sistema linfatico. I risultati di diverse ricerche recenti, tra cui una da parte di ricercatori dell’Università della Virginia, negli Stati Uniti, i cui dati sono stati pubblicati nel 2015 sulla rivista Nature, hanno modificato questa visione, scoprendo la presenza di minuscole strutture a livello delle meningi, la cui funzione è di veri e propri vasi linfatici. Tali vasi sono coinvolti nello scambio di cellule immunitarie tra cervello e liquor e nel drenaggio dei linfonodi cervicali. Il cervello non può più dunque essere considerato una sorta di “santuario immunologico”.
Diverse forme tumorali possono colpire qualsiasi parte del sistema nervoso centrale o delle meningi che lo rivestono, e in genere prendono il nome dal tipo di cellula dalla quale hanno origine.
La ricercatrice AIRC Serena Pellegatta parla dei tipi di tumori del sistema nervoso centrale.
I tumori del sistema nervoso centrale sono abbastanza rari, rappresentando circa l'1,6% di tutti i tumori, con un’incidenza di circa 321.000 nuovi casi l’anno a livello globale. Per il 2025 sono stati stimati circa 5.730 nuovi casi in Italia, più comuni negli uomini (3.240 casi) che nelle donne (2.490 casi), secondo i più recenti dati raccolti dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per questo tipo di tumori resta ancora bassa e si attesta attorno al 24% negli uomini e al 29,4% nelle donne.
Spesso, i tumori riscontrati nel cervello hanno origine in una diversa parte del corpo, come seno, cute o polmone, e si diffondono a una o più aree cerebrali. Questi sono chiamati tumori cerebrali metastatici (o metastasi cerebrali). In questo caso la massa tumorale è composta da cellule che non derivano dal sistema nervoso, ma che interferiscono comunque con il suo funzionamento.
Tra i fattori di rischio accertati c’è l’esposizione a radiazioni gamma e X ad alto dosaggio, agenti per i quali, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sui tumori (IARC), vi è sufficiente evidenza di effetto cancerogeno negli esseri umani. Per quanto riguarda l’esposizione a campi elettromagnetici, anche quelli prodotti dai telefoni cellulari, non è riconosciuta al momento un’evidenza significativa di possibili effetti di questo tipo nell’uomo.
Raramente alcuni tipi di neoplasie del sistema nervoso ricorrono nell’ambito di una stessa famiglia. In questi casi è probabile che vi sia una componente genetica ereditaria, anche se non è ancora chiaro quali siano i geni interessati né come le alterazioni si trasmettano e siano in grado di causare la malattia.
Alcune sindromi genetiche sono associate a un maggior sviluppo di tumori del sistema nervoso centrale; tra queste vi sono la neurofibromatosi di tipo 1 e di tipo 2, la sclerosi tuberosa, la sindrome di Li-Fraumeni, la sindrome di Von Hippel-Lindau e altre (sindromi di Turcot, Gorlin, Cowden).
I tumori del cervello e del midollo spinale sono classificati in base al tipo di cellula da cui ha avuto origine la malattia e al luogo in cui la neoplasia si è formata per la prima volta nel sistema nervoso centrale. A un tumore può essere assegnato un grado che consente di distinguere tra forme a crescita lenta e a crescita rapida. La classificazione proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’attribuzione del grado di un tumore si basa sull’aspetto delle cellule tumorali al microscopio e sulla velocità con cui il tumore tende a crescere e diffondersi.
Il sistema di classificazione dei tumori secondo l’OMS definisce i gradi come segue:
I seguenti tipi di tumori primitivi possono formarsi nel cervello o nel midollo spinale:
Gliomi
Sono i tumori cerebrali più frequenti, rappresentando circa il 40% di tutti i tumori cerebrali primitivi. Si sviluppano dalle cellule di supporto del sistema nervoso centrale note come cellule gliali, deputate allo svolgimento di importanti funzioni, come per esempio la produzione di mielina, ovvero la sostanza bianca che riveste i nervi permettendo la trasmissione dell’impulso nervoso.
I gliomi comprendono alcuni sottotipi che spesso prendono il nome dal tipo di cellula colpita:
Medulloblastomi
Sono tumori maligni tra i più frequenti in età infantile o nell’adolescenza, e possono colpire anche giovani adulti. Si originano nel cervelletto, ma possono diffondersi anche in altre aree dell’encefalo. Si sviluppano a partire da cellule primitive e poco differenziate, che di norma scompaiono dopo la nascita.
Meningiomi
Hanno origine nelle meningi, ovvero nelle membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale e possono formarsi a partire da diversi tipi di cellule. In molti casi vengono diagnosticati casualmente. Piccoli meningiomi vengono infatti osservati nel corso di esami di diagnostica per immagini a livello cerebrale come tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM) eseguiti per altri motivi, per esempio in seguito a un incidente. I meningiomi sono più comuni nei soggetti adulti e in quelli anziani, e sono più frequenti nelle donne. I meningiomi di grado I sono i più comuni, hanno crescita lenta e si formano più frequentemente nella meninge nota come dura madre. Un meningioma di grado I può essere completamente rimosso tramite intervento chirurgico. I meningiomi di grado II e III sono invece più rari, crescono rapidamente ed è probabile che si diffondano all’interno del cervello e del midollo spinale. La prognosi è peggiore rispetto al meningioma di grado I, poiché il tumore di solito non può essere rimosso completamente con la chirurgia.
Germinomi
Sono tumori rari che hanno origine dalle cellule germinali. Sono tipici dell'adolescenza e del sesso maschile, possono essere di natura benigna o maligna e sono più comuni nelle popolazioni asiatiche.
Neurinomi
Sono tumori benigni che colpiscono soprattutto il nervo acustico e il trigemino. Hanno origine dalle cellule di Schwann, che formano la guaina mielinica a isolamento e protezione delle fibre nervose, e da ciò deriva dunque il nome di schwannoma.
Craniofaringiomi
Sono tumori benigni che derivano da residui embrionali e si formano in prossimità della ghiandola pituitaria, con maggiore frequenza in bambini e giovani adulti.
Linfomi primitivi del sistema nervoso centrale
Si tratta di tumori rari che derivano da linfociti, ma, a differenza dei linfomi sistemici, la malattia è limitata al sistema nervoso centrale e non interessa altri organi al momento della diagnosi. I linfomi primitivi del sistema nervoso centrale sono particolarmente maligni e più frequenti nei soggetti in età più avanzata o gravemente immunodepressi.
La ricercatrice AIRC Serena Pellegatta parla del glioblastoma e degli approcci terapeutici.
Le manifestazioni di un tumore cerebrale dipendono soprattutto dalla sua localizzazione e dalle dimensioni della massa tumorale. Poiché ogni gruppo di neuroni del cervello è responsabile di una funzione specifica, se lì è localizzato il tumore, sarà quella stessa funzione a essere più o meno compromessa, con una grande varietà di sintomi.
In generale, segni e sintomi dei tumori cerebrali possono includere: mal di testa di nuova insorgenza o che cambia caratteristiche e frequenza; mal di testa che diventa sempre più forte e non controllabile; nausea o vomito non spiegabili da altre cause; problemi di vista (vista offuscata, visione doppia, perdita della visione laterale, eccetera); perdita graduale della sensibilità o della capacità di movimento a livello di un arto; problemi di equilibrio e difficoltà nel parlare; confusione, cambiamenti della personalità o del comportamento; crisi di tipo neurologico; problemi di udito.
In merito alla specificità dei sintomi in funzione dell’area colpita, se il tumore è localizzato nel cervelletto si possono presentare difficoltà di equilibrio e coordinamento dei movimenti, forti cefalee, nausea e vomito. I tumori dell'ipotalamo provocano invece disturbi emotivi e della percezione del freddo e del caldo. Se il soggetto colpito è un bambino, si osservano un ritardo della crescita e anomalie nell’appetito e nell’alimentazione.
In generale, con l’eccezione delle malattie del cervelletto, se una neoplasia colpisce una parte del cervello (per esempio la sinistra) il sintomo si manifesta nella parte opposta (la destra). Questo è dovuto al fatto che ogni emisfero cerebrale governa la parte controlaterale del corpo.
Infine, via via che il tumore cresce può invadere i tessuti circostanti e iniziare a produrre liquidi intra- ed extracellulari (edema), con conseguente compressione dei tessuti all’interno della scatola cranica e insorgenza di forti mal di testa che resistono all’azione dei farmaci analgesici o antinfiammatori, disturbi motori, difficoltà nel linguaggio. Il mal di testa intrattabile è uno dei sintomi più comuni, insieme alle crisi epilettiche, dovute all’effetto irritante della massa tumorale. L’edema cerebrale rappresenta invece la principale complicanza nel periodo peri-operatorio, in particolare nei gliomi di più alto grado.
Nella maggior parte dei casi l’insorgenza di un tumore cerebrale è legata allo sviluppo di mutazioni spesso casuali nel DNA di cellule che si dividono e non è pertanto possibile prevenirne la formazione. Resta importante evitare, se possibile, l’esposizione a radiazioni ad alto dosaggio, mentre, per quanto riguarda possibili casi ereditari o legati a sindromi genetiche, ogni paziente deve essere valutato singolarmente.
Nel caso di segni o sintomi che possono suggerire la presenza di un tumore del sistema nervoso centrale, viene eseguito un esame neurologico completo, in cui si valuta il deficit cognitivo e motorio. Può inoltre essere effettuato un esame del campo visivo, che misuri la visione centrale e quella periferica. A questi si aggiungono esami di diagnostica per immagini, in particolare la TC, la risonanza magnetica (RM) o la tomografia a emissione di positroni (PET). La RM con gadolinio, un mezzo di contrasto, è considerata l’esame più utile per valutare i tumori del sistema nervoso centrale.
I tumori cerebrali metastatici sono più comuni dei tumori cerebrali primitivi e fino alla metà dei tumori cerebrali metastatici derivano da un carcinoma polmonare. Meno frequentemente possono essere legati al carcinoma mammario o al melanoma. Pertanto, nell’eventualità che il tumore del cervello sia in realtà una metastasi di un carcinoma polmonare, un esame radiografico può essere utile a verificare la presenza di eventuali tumori a livello dei polmoni. La presenza di un eventuale carcinoma mammario come origine di un tumore cerebrale metastatico può invece essere verificata tramite mammografia e/o ecografia.
La biopsia è invece utilizzata per ottenere maggiori informazioni sulle caratteristiche del tumore e consiste nel prelievo di una piccola parte di tessuto in anestesia locale (cranio e cervello non avvertono stimoli dolorosi), che poi verrà analizzato in laboratorio per identificare il tipo di tumore e il grado e successivamente caratterizzare la neoplasia a livello molecolare. La possibilità di eseguire o meno una biopsia dipende dalla posizione del tumore. Nel caso in cui non sia possibile eseguire una biopsia, la diagnosi e il trattamento vengono determinati sulla base degli esami di diagnostica per immagini e di altre procedure. Inoltre, se la diagnostica per immagini o altre procedure suggeriscono un’alta probabilità che il tumore sia di natura benigna, la biopsia non viene effettuata.
Infine, la puntura lombare permette di prelevare una piccola quantità di liquor per verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali. Questo esame talvolta può aiutare a identificare il tumore di partenza che può non essere noto. Sul liquor possono essere utilizzate tecniche molto sensibili per identificare mutazioni tumorali, come la biopsia liquida, aiutando la diagnosi quando la biopsia chirurgica non è possibile.
Di solito al momento della diagnosi di un tumore si effettua anche la stadiazione, ovvero si assegna uno stadio alla malattia, per definire se e quanto essa si sia diffusa ad altre parti dell’organismo. I tumori del cervello tuttavia non causano praticamente mai metastasi in altri organi e si diffondono in genere solo all’interno del sistema nervoso. Pertanto, in questo caso, non esiste un sistema di stadiazione specifico. Per definire meglio la malattia si utilizzano invece informazioni relative a tipo e grado del tumore, età del paziente, presenza di eventuali alterazioni molecolari, localizzazione e dimensione del tumore.
I fattori che determinano la scelta del trattamento più idoneo per un tumore cerebrale sono molteplici, per esempio classificazione, sede ed estensione della malattia, natura del tumore e condizioni dei pazienti.
La chirurgia rappresenta il trattamento più frequente per i tumori cerebrali. In alcuni casi l‘intervento chirurgico è curativo, per esempio nel caso di meningiomi di grado I,, ovvero è in grado di eliminare definitivamente la malattia. Inoltre, la neurochirurgia aiuta a ridurre la pressione che il tumore esercita all'interno della scatola cranica, riducendo così i sintomi e consentendo un'esatta analisi istologica del tumore, un passaggio indispensabile per pianificare un’eventuale terapia specifica nelle fasi successive.
Esistono anche tecniche di chirurgia dei tumori che utilizzano radiazioni invece del bisturi. Si tratta di interventi detti di radiochirurgia, eseguiti con “cyber-knife” o “gamma-knife”. Il tumore viene localizzato attraverso tecniche di diagnostica per immagini cerebrale come la RM e successivamente, con l'aiuto di un casco stereotassico, il trattamento (radiazione) viene inviato in maniera precisa alla parte di tessuto malato, provocandone la distruzione o la morte cellulare, e risparmiando il più possibile i tessuti sani circostanti. Si tratta di un intervento non invasivo, che non prevede quindi l’apertura della scatola cranica e che viene eseguito in regime ambulatoriale e senza anestesia. Gli interventi stereotassici a scatola cranica chiusa sono effettuabili solo se il tumore è di dimensioni medio-piccole e se il numero di lesioni è limitato. La radiochirurgia può essere utilizzata per il trattamento di meningiomi, neurinomi del nervo acustico, tumori cerebrali primitivi e metastasi cerebrali.
La radioterapia può essere utilizzata dopo l'intervento chirurgico per ridurre il rischio di recidiva o eliminare un’eventuale parte di tumore che non è stato possibile rimuovere chirurgicamente. Può inoltre essere utilizzata come unico trattamento o in associazione alla chemioterapia, nei casi in cui il tumore non è operabile.
In alcuni casi specifici può essere utilizzata anche la protonterapia, un trattamento radioterapico in cui si utilizzano protoni invece dei fotoni tipici della radioterapia. I protoni sono particelle cariche che hanno il vantaggio di concentrare il massimo dell’energia in un’area molto ristretta. Questo consente di controllare con grande precisione l’area di irradiazione, salvaguardando il più possibile i tessuti sani ed eventualmente aumentando il dosaggio in presenza di una patologia particolarmente aggressiva, ma limitando i rischi.
Per molti anni si è discusso dell’utilità della chemioterapia nei tumori cerebrali, poiché per i farmaci è difficile raggiungere il cervello a causa della presenza della barriera ematoencefalica. La ricerca ha fatto grandi progressi in questo settore, integrando nella pratica clinica nuove molecole come temozolomide, utilizzato per esempio contro il glioblastoma multiforme e l’astrocitoma anaplastico, e altri tipi di farmaci in grado di attraversare tale barriera grazie alle dimensioni ridotte e alle loro peculiari caratteristiche chimiche. I farmaci chemioterapici possono essere somministrati per bocca, per via endovenosa o intratecale, ovvero direttamente nel liquido cerebrospinale. A oggi, contro i gliomi di alto grado la chemioterapia è considerata un trattamento più efficace rispetto al passato. Le terapie di seconda linea attualmente utilizzate per curare il glioblastoma sono a base di nitrosourea, come lomustina e fotemustina. Inoltre, si risomministra la temozolomide e il regorafenib, un inibitore delle tirosin chinasi recentemente approvato per l’uso nella pratica clinica. Tuttavia, i risultati di un recente studio multicentrico, il GBM-Agile, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology nel 2026, non hanno confermato i dati favorevoli inizialmente ottenuti con il regorafenib.
Sono invece interessanti e promettenti i risultati ottenuti finora in diversi studi clinici con le cosiddette terapie a bersaglio molecolare, in particolare con farmaci inibitori dell’angiogenesi (ovvero la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore) nei tumori cerebrali di grado più elevato.
Oggi è possibile eseguire, anche per i tumori cerebrali, analisi molecolari che consentono una caratterizzazione più precisa delle mutazioni presenti e permettono più di un tempo di scegliere terapie più precise mirate.
Finora, risultati meno incoraggianti sono stati ottenuti anche con sperimentazioni cliniche nell’ambito delle terapie cellulari e delle immunoterapie. Le prime si basano sull’uso di particolari cellule del sistema immunitario prelevate dai pazienti e modificate in modo da attaccare specificamente il tumore, una volta reinfuse nei pazienti stessi. Nelle seconde invece si utilizzano molecole in grado di riattivare il sistema immunitario ad agire contro il tumore. Ciò nonostante, un gran numero di ricerche precliniche è attualmente in corso con l’obiettivo di trasformare l’immunoterapia in un’opzione concreta per il trattamento dei gliomi, in particolare quelli di grado IV, anche alla luce della scoperta dei vasi linfatici che rendono il sistema nervoso centrale possibile teatro di reazioni immunitarie specifiche contro il tumore.
Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.
Autore originale: Agenzia Zoe
Revisione di Amalia Forte in data 21/05/2026
Agenzia Zoe