Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2026

Non tutti hanno le stesse possibilità per iniziare il percorso per smettere di fumare, in Italia e all’estero. Ne parliamo in occasione della Giornata mondiale senza tabacco.
Tra le conseguenze per la salute più comuni ci sono i problemi respiratori e cardiovascolari o, nei casi più gravi, tumori e altre patologie croniche. Tra le conseguenze per la salute più comuni ci sono i problemi respiratori e cardiovascolari o, nei casi più gravi, tumori e altre patologie croniche. Smettere di fumare è un percorso lungo che richiede di coinvolgere sia il corpo, sia la mente. Da un lato, la nicotina contenuta nelle sigarette tradizionali, e in quelle elettroniche e a tabacco riscaldato, attiva numerosi recettori cerebrali che a loro volta stimolano segnali di gratificazione, assuefazione e dipendenza. Dall’altro, il fumo può assumere nel tempo un valore diverso per ogni persona.
“Fumatori e fumatrici sono spesso convinti di non poter fare molte cose senza il fumo, come gestire il lavoro o vivere un momento di relax e socialità. Si agitano all’idea di non avere a disposizione la sigaretta in queste situazioni o hanno paura di patirne troppo la mancanza” spiega la psicologa clinica Elena Munarini, che segue fumatori e fumatrici che si rivolgono al Centro antifumo dell’Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano per smettere di fumare. “Nel nostro centro vengono perlopiù donne e uomini oltre i 50 anni che, dopo una lunga dipendenza dal tabacco, iniziano ad accusare i primi disturbi di salute” continua Munarini. È vero che la maggior parte te degli ex-fumatori e fumatrici ha tra i 50 e 70 anni, ma anche chi è più giovane smette sempre più spesso, grazie a una maggiore sensibilità sui rischi del fumo. “Le persone tra i 30 e 40 anni di solito decidono di smettere perché sentono di essere meno performanti nello sport, oppure sono padri e madri che non vogliono diventare i genitori che i figli guardano fumare” spiega la psicologa.
Secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è cruciale integrare la consulenza psicologica con i trattamenti farmacologici. Alcuni medicinali, come i sostitutivi della nicotina, la citisina e il bupropione, aiutano a ridurre lo stimolo fisico della dipendenza e a rendere meno faticoso il processo. Il supporto psicologico serve a rintracciare le origini e le motivazioni di questa abitudine e ricostruire una parte della propria identità e quotidianità libera dalle sigarette.
In genere, il percorso per smettere di fumare è diviso in fasi:
La complessità del percorso rende fondamentale essere supportati da medici e psicologi, che insieme possono monitorare lo stato di salute, prescrivere le terapie più adatte e guidare i pazienti da un punto di vista cognitivo e comportamentale. “Il primo consiglio che darei a una persona che vuole smettere di fumare è chiamare un centro antifumo” dice Munarini. Ne esistono quasi 200 sparsi in tutta Italia e sono inclusi nel Servizio sanitario nazionale (SNN). Anche se in ogni centro variano le procedure, tutti offrono un percorso personalizzato che include un controllo medico e una consulenza psicologica. Quest’ultima può essere individuale o di gruppo, in presenza o al telefono, per facilitare coloro che non si possono spostare.
L’assistenza dei centri antifumo ha il costo dei comuni ticket ospedalieri, mentre le cure con sostitutivi della nicotina e altri farmaci sono ancora a carico del paziente. Per esempio, un ciclo di cure con vareniclina può costare centinaia di euro, un prezzo che in molti casi potrebbe essere motivo di rinuncia. Tuttavia, la situazione attuale è leggermente migliorata da quando, ad aprile 2026, il SNN ha iniziato a rimborsare il trattamento a base di citisina, sempre volto a ridurre la dipendenza dal fumo. Considerando quanto sia cruciale poter contare su un supporto finanziario per seguire le consulenze psicologiche e farmacologiche, questa misura si prospetta efficace per invogliare più persone a smettere di fumare.

Così come in Italia, nella maggior parte dei Paesi europei solo una parte degli strumenti per smettere di fumare è coperta dai servizi sanitari. Su questo tipo di supporti e sull’accesso ai trattamenti si giocano le principali discriminazioni tra persone e nazioni con diverse disponibilità economiche. A livello globale, infatti, gli abitanti dei Paesi più poveri tendono a risentire di più degli effetti dannosi del fumo: la maggior parte dei fumatori e delle fumatrici provengono da aree a basso-medio reddito, dove da un lato è più bassa la consapevolezza dei rischi del tabacco e dall’altro lato è minore l’assistenza destinata a chi vuole smettere.
Uno studio ha paragonato l’accesso ad alcune terapie per smettere di fumare in 60 Paesi a basso-medio reddito. È emerso che in luoghi come il Sud America e il Nord Africa i cerotti e le gomme alla nicotina sono a carico dei pazienti e spesso troppo cari per essere accessibili. Al tema dei costi si aggiunge quello della disponibilità dei farmaci: la terapia a base di bupropione non solo in media costa come più di un mese di stipendio, ma non è disponibile nella maggior parte del Sud America, in Africa, India, Turchia e diversi altri Paesi.
Seppure misure ad ampio raggio siano le uniche in grado di ridurre le differenze tra persone e nazioni con diverse disponibilità economiche, gli strumenti digitali possono essere d’aiuto per assottigliarle, se usati con attenzione. Numerose applicazioni per smartphone aiutano a ricordare i progressi fatti ogni giorno senza fumo, come il numero di sigarette evitate e i soldi risparmiati. Online esistono numerosi gruppi di persone nella stessa situazione con cui ci si può confrontare e incontrare.
Quando possibile, chiedere un aiuto professionale rimane la soluzione più efficace per smettere di fumare. Oltre che ai centri antifumo, ci si può rivolgere ai medici di base e ai farmacisti per trovare un supporto.
AIRC, insieme ad AIOM, Fondazione Veronesi e Fondazione AIOM, ha avviato una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di aumentare di 5 euro il prezzo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato. L’obiettivo è ridurre il numero di fumatori, e le risorse aggiuntive raccolte verrebbero destinate al Servizio sanitario nazionale. Si stima che l’aumento di 5 euro del prezzo delle sigarette in Italia, che oggi è tra i più bassi in Europa, possa favorire una diminuzione del 37% del consumo.
Aderisci alla campagna 5eurocontroilfumo firmando sulla piattaforma del Ministero della giustizia con SPID, carta di identità elettronica o carta nazionale dei servizi.
Smettere di fumare è più efficace quando si combinano supporto psicologico e trattamenti farmacologici, come sostitutivi della nicotina o farmaci specifici, seguendo un percorso personalizzato supportato da professionisti.
Perché il fumo crea sia una dipendenza fisica dalla nicotina sia una dipendenza psicologica, legata a gesti, abitudini, gestione dello stress e momenti di socialità.
Il percorso prevede:
I primi benefici, come respiro migliore e maggiore energia, compaiono già nei primi giorni. Nei mesi successivi migliorano sonno, circolazione e salute cardiovascolare. Dopo il primo anno si ha un momento di svolta, in cui, oltre a dimezzarsi il rischio cardiovascolare e migliorare la salute fisica in generale, migliora anche il benessere psicologico. Ci sono poi ulteriori progressi con il passare del tempo.
In Italia esistono quasi 200 centri antifumo pubblici, inclusi nel Servizio sanitario nazionale, che offrono supporto medico e psicologico personalizzato.
I centri antifumo prevedono il pagamento del ticket sanitario, mentre alcuni farmaci per smettere di fumare sono ancora a carico della persona.
Tra i farmaci più usati ci sono sostitutivi della nicotina, citisina, bupropione e vareniclina, che riducono il desiderio fisico di fumare.
Sì. Dal 2026 il Servizio sanitario nazionale rimborsa la citisina, rendendo il percorso per smettere di fumare più accessibile a livello economico.
Sì. Nei Paesi a basso e medio reddito l’accesso a farmaci e supporto per smettere di fumare è limitato, e i costi spesso rendono i trattamenti per smettere di fumare poco accessibili.
Alcune app per smartphone possono aiutare a monitorare progressi, risparmi e motivazione, ma sono più efficaci se usate come supporto complementare a un aiuto professionale.
Camilla Fiz